[Un pinguino si aggira per la casa]

…E il quindicesimo giorno del decimo mese dopo DJT, questi mosse i suoi primi passi…

(Si noti l’espressione terrorizzata di mathre).

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[Su piogge dorate, peli e morsi]

In questi mesi, ho spesso sognato un DJT parlante: in effetti non vedo l’ora di scambiare qualche opinione con lui.
Mathre invece non l’ha mai sognato. O meglio, l’ha sognato l’altro giorno, ma moriva, e quindi si è svegliata triste e ansiosa.

A parte il parlare e il morire (tralasciando i tentativi di suicidio: dal tuffo di testa dal divano al morso dei fili elettrici, per tacere delle istigazioni all’omicidio notturno), questo è invece ciò che fa nella realtà diurna:

  • camminare tenendosi con una mano sola e non più a due mani (con sguardo trionfante da skater acrobatico);
  • quando è distratto, stare in piedi senza appoggiarsi a nulla (cogito, ergo sto);
  • svegliarsi battendo le mani (ciao mamma, guarda come mi diverto);
  • mordere la spalla di mathre (la quale, mentre il maledetto strappa come una murena, invoca figure religiose associandovi svariata fauna del creato) e tirare a me i peli del petto (mi depilerò, urlo esasperato quando tira come un bue);
  • bere dal bicchiere, anche senza aiuti, e fare “cincin” (spesso con lancio dello stesso dopo il primo sorso, alla russa);
  • giocare a nascondino appeso al bracciolo del box abbassando la testa al di sotto di esso e poi alzandola (“cucù… dàdà!”);
  • mettersi in posa e sorridere quando lo fotografo (cheese!);
  • ballare ogni volta che parte una qualunque melodia ritmata (stamattina è impazzito per Sweet Home Val Padana dei Lynyrd Skynyrd: nice shot, boy!);
  • fare la pipì a comando dopo avere adagiato il moccioso nel lavandino (la sinapsi – formata invero da nonna Celeste – prevede anche che a ispirare la pioggia dorata sui marmi sia il far partire l’acqua del rubinetto).

[E poi fare la polvere in casa gattonando sui pavimenti e naturalmente aiutarmi a sistemare la libreria…]

2013-09-23 11.41.11

[A futura memoria]

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Non credo, caro DJT, che tu abbia capito granché dalla rassegna stampa nella quale hai voluto immergerti l’altro giorno, riducendo la nostra sala a una sorta di edicola esplosa.

Abbiamo perciò pensato, a tua futura memoria, di riportarti di seguito gli eventi principali avvenuti dalla tua nascita ad oggi:

  • il giorno in cui sei nato è stato segnato da un’eclissi totale di sole, visibile dall’emisfero sud (qualcuno potrebbe interpretarlo come un cattivo presagio, ma il prof. R. ci ha insegnato a diffidare del pensiero magico);
  • per la prima volta dopo alcune centinaia di anni il Capo dello Stato Vaticano si è dimesso, mentre per la prima volta in assoluto l’ultra ottuagenario Capo dello Stato italiano è stato rieletto al secondo mandato;
  • un altro ottuagenario – pregiudicato e pluri-inquisito – tiene in ostaggio l’Italia, ma nessuno ha pensato di avvertire le forze dell’ordine;
  • il premio nobel per la pace (premio invero assegnato “sulla fiducia” per meriti “eventuali”) sta cercando qualche scusa per muovere guerra a uno Stato arabo;
  • un importante leader diffonde nell’etere videomessaggi nei quali incita il popolo a reagire e a “diventare missionario della libertà”, inneggiando a valori della tradizione religiosa e lanciando slogan eversivi contro i poteri dello Stato. Ma non è Bin Laden;
  • in questi giorni, tutti con il fiato sospeso per il tentativo di recuperare un relitto: il neo (si fa per dire) Capo dello Stato è pronto al colpo di grazia.

(La grande nave da crociera affondata l’anno passato l’hanno invece già recuperata).

[Un nemico tra le lenzuola]

DJT non ha un buon rapporto con il sonno, né con l’addormentamento: quando è ora, provare a orizzontarlo provoca immediati irrigidimenti della colonna vertebrale che pare levitare sui tuoi palmi, ben presto scossa da spasmi da posseduto. Il moccioso si trasforma in un nemico e la culla in un vero e proprio ring, nel quale si ingaggia una battaglia fondata sulla forza fisica, uno scontro a mani nude tra un davide tutto urla ed energie e un golia spossato e coi nervi a pezzi.

Pensavamo fosse un problema essenzialmente suo (nostro), ché tutti i colleghi neo-genitori interpellati sul punto in questione, affettavano una serena noncuranza nel descrivere le otto ore di sonno ininterrotto che il loro moccioso dormiva dai quattro mesi di vita in poi.

Finché – a una cena di neo-genitori amici di mathre – abbiamo avuto la prima rivelazione del segreto di Morfeo neonatale: avvicinato il padrone di casa – un quarantenne dotato di una magnifica collezione di vinili e di profonde occhiaie che lasciavano ben sperare su una comunanza nel problema del sonno neonatale – questi ci ha preso da parte e ha descritto  l’incubo delle sue notti.

Esternato il nostro sollievo per il fatto di non essere i soli ad avere in casa un essere delizioso di giorno e mostruoso nottetempo, ché tutti gli altri descrivono i loro angioletti dormienti per lunghe ore filate, ha abbassato la voce e ha sibilato: 

«Mentono. Mentono, perché li temono: hanno paura delle loro ritorsioni notturne. Questi esseri che alleviamo sono geneticamente strutturati per massacrare il nostro sistema nervoso. E non è un caso che attuino la loro strategia distruttiva di notte, perché è in quel momento che siamo più deboli: come vampiri, succhiano le nostre residue energie e, quando siamo all’angolo come pugili suonati, ci mettono k.o. con urla belluine e danze sataniche appoggiati alla balaustra del lettino, spesso con la testa rivoltata all’indietro come indemoniati».

Finalmente disvelatoci il segreto, con molta discrezione e avendo cura che lui non ci notasse, abbiamo interpellato l’oracolo che tante volte ci è venuto in soccorso: forumalfemminile.com. Nascosti dall’anonimato del web, i genitori sputavano il rospo e raccontavano le proprie odissee post-tramonto.

E’ emerso ciò che anche noi abbiamo sperimentato: loro ci riducono in schiavitù, obbligandoci a improbabili passeggiate notturne, assurdi giri dell’isolato in auto, epici scontri, nenie stonate che ben presto infarciamo di bestemmie sussurrate dolcemente tra una strofa e l’altra.

L’oracolo ha anche partorito il cosiddetto “metodo estivill”, dal libro di tale Eduard Estivill intitolato Fate la nanna. Il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino. Da quel che abbiamo capito, il manuale suggerisce ai genitori di trasformarsi in spietati kapò, insensibili alle urla che provengono dalla camer(ett)a a gas e nel giro di pochi giorni il mostro sarà ammansito.

(Le lunghe notti che seguiranno, dedicate a superare il senso di colpa, saranno silenziose. Cupe, insonni. Ma silenziose).

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[Alta, bellissima, boccoli rossi che neanche Kelly Le Brock – reloaded]

Atlantid City. Interno. Giorno.

Lei – alta, bellissima, boccoli rossi che neanche Kelly Le Brock – sale sull’autobus camminando verso di me in equilibrio sui tacchi a spillo. Accenna un sorriso che piega impercettibilmente le labbra carnose, ma non riesco a ricambiarlo: i miei occhi sembrano obbedire a una volontà superiore, che li obbliga a fissarsi nuovamente su quelle sue gambe lunghe, nervose, abbronzate. Perfette. Come i suoi piedi, imprigionati in quei sandali altissimi, che allineano passi decisi uno davanti all’altro. Solo un po’ barcollanti per via degli strattoni dettati dall’andatura del 3 barrato. Veste un tailleurino rosso, da vertigini, che si apre davanti in una generosa scollatura su seni tondi, carichi di promesse estive.

Si ferma davanti a me, ravviandosi distrattamente i capelli e insistendo nel sorriso, che da lieve si fa aperto, scoprendo denti bianchissimi. Ancora in trance, mi aggiusto in maniera civettuola il nodo della cravatta e butto uno sguardo distratto sulle spalle della mia giacca (l’ultima volta che una sconosciuta mi aveva sorriso – anzi, diciamolo, mi aveva apertamente riso in faccia – era stato davanti all’aula di udienza quando una collega avvocatessa si era avvicinata a me raccogliendo dalla spalla della mia giacca il bavaglino umido delle bave di DJT che vi avevo appoggiato prima di uscire di casa mentre lo tenevo in braccio per farlo addormentare…): nessun bavaglino, questa volta. Sono pulito.

Ora è proprio davanti a dove sono seduto. Si piega verso di me e i miei occhi – trasognati – corrono lungo il suo collo affusolato, tornito come quello di una bottiglia di Dom Pérignon, e si sgranano nella contemplazione della scollatura che, per ben note ragioni di fisica, si apre proprio davanti al mio naso: due sfere così tonde che neanche Giotto. Due sfere che parlano. Letteralmente parlano.

Stendhal, Stoccolma… penso a tutte le sindromi da cui posso esser colpito mentre mi accorgo di essere in trance, perduto in quella scollatura e insieme suo prigioniero, impossibilitato come sono a staccarne lo sguardo e a pensare ai modi più educati per respingere le avances, che – ormai è certo – mi farà («sono un bavaglino… no, cioè, la bava… insomma, no, voglio dire… sono un papà, ecco!… e amo mathre»: ecco, questo le dirò!).

Finché lei parla. Lei – alta, bellissima, boccoli rossi che neanche Kelly Le Brock… e quella scollatura che parla, davanti a me. Lei – dicevo – e la sua scollatura, parlano. A pochi centimetri dal mio viso.

«Oooooooohhhhh, sì, sì, sì! Ma seiiiiii bellisssssssimo tuuuuu! Ma che bei sorrisini che mi fai! Che dooooolceeeee! Quanti mesi ha?».

(A pochi centimetri dal mio viso. Ma soprattutto da quello di DJT che mi sedeva in grembo…).

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[Io ballo su Santiago]

Mentre passava questa canzone, stamattina a Rainews24, hai preso a saltellare sul tuo sedile. E’ il tuo modo di ballare, come sempre più spesso càpita quando ascolti la musica.

Mi guardavi con quel tuo sorriso disarmante, ed eri troppo preso a danzare per girarti verso lo schermo dove scorrevano le immagini drammatiche del golpe cileno del 1973.

Ti sei invece girato verso mathre, con un sorriso grande così e ansioso di ricevere il suo, di approvazione e incoraggiamento per la tua danza. Invece lei osservava costernata quei fotogrammi in bianco e nero di carri armati e aerei militari su Santiago con la presa della Moneda. L’hai fissata con quel sorriso per alcuni secondi, ma quelle immagini la assorbivano completamente.

Ti sei allora girato nuovamente verso di me con uno sguardo interrogativo mentre ti si spegneva quel sorrisone.

(Stavo per raccontarti di Allende, di Pinochet e dei desaparecidos… Ma tu hai ripreso a ballare).

 

 

[Il cacciatore di libri]

“Non tutte le donne sognano di riempire una scarpiera”: qualche tempo fa, girava sull’internet questa frase, appiccicata su una foto nella quale una figura femminile dai lunghi capelli color cenere era intenta a inserire un tomo nella propria libreria.

Noialtri, nel nostro piccolo (è proprio il caso di dirlo), potremmo parafrasare dicendo che “non tutti i mocciosi sognano di riempire lo scaffale dei giocattoli”.

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(Se per caso, caro DJT del futuro, ti chiederai cosa stessero leggendo – non senza difficoltà…- i tuoi genitori in questi primi convulsi mesi della tua vita, potrai trovare qui una risposta.

Tua mathre stava leggendo l’opera omnia della godibilissima giallista francese Fred Vargas, e da ultimo la trilogia sui tre evangelisti, che di evangelico avevano solo il nome, naturalmente; io – finito un saggio sulla primavera di Praga e in particolare sui personaggi di Alexander Dubcek e di quell’altro Jan – Palach – che ha ispirato il tuo secondo nome, ho letto sul kindle – uno strumento per te preistorico che consentiva, negli Anni Dieci, la lettura di libri in formato elettronico – Suite francese di Irène Némirovsky, l’ultimo noir di Jo Nesbo, Il cacciatore di teste (avvincente anche se orfano del suo personaggio storico, Harry Hole), La vita come un romanzo russo di Eugéne Carrère (che ha ispirato il titolo di questo blog), nonché, in forma cartacea, Tecnica del colpo di stato di Curzio Malaparte, Come far l’amore con un negro senza far fatica di Dany Laferrière (ambientato nella Montréal di tuo zio professor R.) e il mio libro dell’anno del 2012, Limonov, sempre di Emmanuel Carrère

Se ti fosse venuta voglia di leggerne qualcuno, li trovi tutti nella libreria che spero tu abbia notato sulla sinistra della porta di ingresso).