[Sul pensiero magico neonatale]

Ieri – in occasione della sua ultima cena sull’Isola prima di partire per un convegno ad Amsterdam donde farà ritorno nella sua Parigi – il professor cognato R. ci ha lasciato un’estrema illuminazione circa la fenomenologia mocciosa.

Premessa. Il prof. R. mi chiede conto delle capacità di DJT di stabilire relazioni di causa ed effetto osservando determinati fenomeni, domanda alla quale – essendo ovviamente del tutto impreparato – ho risposto bofonchiando frasi sconnesse per poi cercare di trarmi di impaccio fingendo di strozzarmi col nocciolo di oliva che avevo in bocca. Mentre il prof. R. osservava con occhio distaccato, quasi assente e di certo per nulla compassionevole i miei pietosi tentativi di eludere la domanda, sopraggiungeva nella mia testa un’idea che sfortunatamente ho trovato idiota nel momento stesso in cui la pronunciavo: «…beh, credo abbia scoperto che liberando un oggetto, questo cade a terra… la forza di gravità, insomma…». Idea ovviamente subito demolita – quasi distrattamente, come a scacciar via una mosca d’intorno – dal professore:  «Il concetto di forza di gravità pare sia innato nei neonati».

Sperimentazione. E’ poi passato a illustrarmi un esperimento condotto sui neonati e consistente nel far loro osservare una pallina che entra in un dispositivo e, dopo un articolato percorso, esce da un’altra parte. I neonati per un certo numero di volte cercavano la pallina sempre da dove era entrata. Solo dopo “n” volte, capivano (ecco stabilita la relazione causa/effetto) che la pallina andava subito cercata lì dove sarebbe uscita, posto che tutte le volte era lì che andava a finire.

Tesi. E siamo all’illuminazione: gli studi condotti sui neonati hanno ad oggi portato alla conclusione che (anche) la mente dei neonati non concepisca che un fenomeno non abbia alcuna spiegazione, e dunque – laddove non riescano a stabilire una relazione di causa ed effetto – si facciano soccorrere dal “pensiero magico”, che nei neonati e poi ancora nei bambini ha una rilevanza preponderante. Rilevanza che poi andrà scemando con l’aumentare dell’età e delle conoscenze.

Ma il pensiero magico – ha concluso il prof. R. – non vien meno negli adulti: si pensi alle superstizioni.

«…O alle religioni», ho aggiunto io.

(E’ stato quello l’istante in cui il prof. R. deve aver effettivamente realizzato che aveva un interlocutore: «Proprio così», ha risposto, guardandomi. Intendo: guardandomi e *vedendomi*. Quasi stupito della mia presenza davanti a lui).

[Qua sotto, un elfo dei boschi addormentato dal sortilegio di una strega maligna]

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2 pensieri su “[Sul pensiero magico neonatale]

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