[Sull’uomo di Cro-Magnon]

Io, dell’uomo di Cro-Magnon, non avevo mai sentito parlare, e nemmeno i numerosi altri commensali del pranzo odierno. Eppure il professor cognato R. pensava che “fosse ormai entrato nella cultura popolare” (adoro la sua spocchia da cattedratico). D’altronde il professor R. è lo stesso figuro convinto, da vero nerd quale è, che la scoperta di una qualche molecola di vita su un altro pianeta dovrebbe suscitare una enorme eccitazione globale. E non già, al più, qualche scambio di battute idiote nei bar.

Ma torniamo a bomba. L’uomo di Cro-Magnon – seppure a noi ancora ignoto nella sua astrattezza – lo abbiamo conosciuto solo qualche giorno fa, durante l’ultima gita della nostra settimana svizzera. Aveva le fattezze di una guida elvetica delle grotte di San Beato dall’età apparente di dodici anni, tutto emozionato e compito nel suo ruolo di guida: sembrava fare un enorme sforzo emotivo nel descrivere le grotte a un uditorio di non più di otto persone, compreso DJT, che dormiva – beato, per l’appunto – nello zaino posato sulle mie spalle.

In effetti temevamo che – svegliandosi in un luogo angusto, tenebroso, freddo e scrosciante di acque sotterranee, letteralmente dentro una montagna – avrebbe sviluppato da adulto una sindrome claustrofobica. O – peggio ancora – avrebbe prorotto in un pianto matto e disperatissimo che ci avrebbe costretto a una fuga umiliante per i cunicoli male illuminati.

Invece, quando si è svegliato, si è messo diligentemente ad ascoltare l’imberbe cavernicolo svizzero senza proferire parola e ignorando i gridolini di ammirata tenerezza degli altri turisti.

Solo dopo cinque minuti buoni, ritenendo forse le spiegazioni dello sbarbato di Cro-Magnon esaustive, ha emesso un delicato urletto acuto, quasi uno sbadiglio solo un po’ troppo sonoro, che poteva facilmente essere ignorato dalla giovane guida.

Che invece si è inopinatamente interrotta, senza più riuscire a trovare le parole per proseguire. Seguivano interminabili secondi di inspiegabile e imbarazzato silenzio durante i quali DJT si godeva compiaciuto l’effetto che era riuscito a produrre con un semplice breve gemito.

Finalmente, il povero Cro-Magnon si scusava per l’accaduto e spiegava che il fuori programma lo aveva un po’ confuso e che presto avrebbe ripreso il filo del discorso. DJT esultava silenziosamente per la straripante vittoria ma evitava accuratamente di infierire sullo sconfitto con nuovi urletti che avrebbero abbattuto definitivamente le velleitå divulgative della guida…

(Abbiamo dunque sperimentato la grande timidezza dell’uomo di Cro-Magnon. Salvo smentite del prof. R.).

[Qui DJT nello zaino, ma non nelle grotte di San Beato, bensì 700 metri al di sopra di esse in linea verticale, a Beatenberg, ché nelle grotte era vietato far foto]

rucksack

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